| 30/09/2009 |
| |
Gentili ospiti,
Cari amici,
Sono veramente lieto di poter rappresentare, in questa particolare occasione ai nostri graditi ospiti il profondo sentimento di amicizia che unisce la comunità ligure e il popolo cileno.
La loro presenza oggi è la conferma evidente di un legame che vent’anni or sono prese le vesti istituzionali del gemellaggio, ma che ha radici ben più antiche e salde nel cuore della nostra gente.
Le manifestazioni indette dal IV Municipio Media Val Bisagno, di concerto con il Comitato Promotore “Sostegno dei diritti umani in Cile”, ripercorrono oggi con documenti e immagini i fatti di quel 1989, all’alba delle prime elezioni cilene dopo il sanguinario golpe del Generale Pinochet, quando il neonato gemellaggio tra il quartiere di Molassana a Genova e quello di La Victoria a Santiago fu in certo qual modo occasione e strumento per una straordinaria mobilitazione di popolo e istituzioni.
In quel settembre di vent’anni fa, solidarietà umana, impegno civile e maturità politica si saldarono nel segno di una battaglia per la difesa dei diritti civili, in nome di Claudina Nunez.
Militante intrepida allora di un partito fuorilegge, quello comunista cileno, che aveva pagato il prezzo più alto in vite umane durante i 16 anni della dittatura militare; oggi Sindaco di Pedro Aguirre Cerda, Claudina Nunez era qui in quel settembre dell’89, grazie all’immunità assicuratale solo pochi giorni prima in quanto candidata. Era qui per suggellare il patto di amicizia proposto dai tanti suoi compatrioti esuli e perseguitati, tra la Sua Victoria, roccaforte della resistenza ai militari golpisti e un quartiere di profonde tradizioni antifasciste e partigiane, la nostra Molassana.
Quella stessa immunità però non le sarebbe valsa ad evitare l’arresto al suo ritorno da Genova.
E Genova, dove non si era ancora spenta l’eco della Sua voce coraggiosa, nella condanna di un regime militare feroce, e forte della speranza per l’opportunità che le allora imminenti elezioni rappresentavano per il suo paese, seppe dare alle parole amicizia, solidarietà e gemellaggio la forza delle convinzioni, la determinazione dell' impegno morale, l’entusiasmo di una battaglia di civiltà.
Era la città partigiana, che ritrovava in questa donna tanta parte della propria identità democratica, a mobilitarsi per la Sua scarcerazione.
Partigiana di un’altra lotta di liberazione, Claudina Nunez parlava alle coscienze libere di una città che tanto tenacemente aveva combattuto per il riscatto della propria dignità e della propria Patria, calpestata dalla feroce dittatura fascista di Mussolini come quella feroce di Augusto Pinochet aveva calpestato la dignità e i diritti del popolo cileno.
La sua voce non sarebbe rimasta inascoltata.
La mobilitazione fu imponente, febbrili i contratti a livello politico nazionale e internazionale in un’epoca in cui, senza internet, il mondo appariva assai più vasto e il Cile più lontano di quanto oggi si possa immaginare.
Ma non ci fu distanza o remora ad impedire alla nostra città di stringersi accanto al primo cittadino Cesare Campart , a Giusy Giani, rappresentante della delegazione di Molassana, ai molti che in quei giorni fondarono insieme a Giordano Bruschi, un Comitato di solidarietà a favore della scarcerazione di Claudina Nunez, per l’affermazione dei diritti fondamentali della persona sotto ogni cielo.
La pressione di un’opinione pubblica attenta e interessata fu determinante per l’avvio dell'azione diplomatica che avrebbe portato alla scarcerazione di Claudina Nunez.
Non solo, una delegazione di cittadini di Molassana e rappresentanti politici Genovesi volle recarsi in Cile in quei mesi per consegnare i fondi raccolti per la campagna elettorale, donando infine alla popolazione di Victoria un centro sociale per le attività del quartiere che avrebbe preso il nome di “casa Genova”.
E non possiamo non andare fieri e orgogliosi di questi nostri concittadini se ancora oggi “casa Genova” è un punto di riferimento per la gente di La Victoria, per le attività sociali come per quelle culturali.
Ancora oggi qui nell’Auditorium “Salvador Allende” a Molassana, la parola gemellaggio ha il sapore della solidarietà e la forza dell'’impegno civile.
Cari amici,
Cari compagni,
Carissima Claudia, Giusi,
Caro Giordano
Noi, giovani e meno giovani militanti antifascisti italiani abbiamo vissuto con il cuore gonfio di dolore e le lacrime agli occhi i terribili momenti del bombardamento della Moneda nel tragico 11 settembre 1973.
Dopo l’assassinio del generale Schneider, dopo i sabotaggi dei camionisti e delle multinazionali americane, dopo il tradimento di ufficiali felloni era chiaro che la prima e straordinaria esperienza democratica latino americana veniva schiacciata nel sangue.
Allora l’impotenza ci sembrò sovrastare la speranza. Ma le parole scandite da Salvador Allende nel suo ultimo messaggio radiofonico ci risultò di monito e incoraggiamento: “Avete la forza ma non la ragione”.
E con la fiducia, il coraggio e lo spirito di sacrificio del popolo cileno e la solidarietà che cresceva nel mondo attorno ad esso, tutti insieme ci incamminammo nuovamente sulla strada della libertà, finché questa non tornò a trionfare anche in Cile e oggi in molte altre parti del continente americano.
Ma se ciò è potuto accadere e oggi alla “Moneda” siede Michelle Bachelet, socialista e figlia di un alto ufficiale arrestato e torturato nelle carceri di Pinochet, come ella stessa, è merito di donne come Claudine Nunez, e di uomini come Luis Sepulveda, ma anche di donne e uomini come Giusi Giani, Giordano Bruschi, Bartolo Vaccarezza e tanti altri militanti antifascisti italiani.
Cari amici,
l’11 settembre è una data funesta, sia per l’America del Sud, per il colpo di Stato e la morte di Salvador Allende nel 1973, che per l’America del Nord, per l’attentato alle Twin Towers di New York nel 2001.
Oggi, tuttavia, voglio ricordare il 1989, che è stato un anno di “incontri”: nello scenario internazionale con la caduta del Muro di Berlino e la fine della guerra fredda, ma per noi anche per l’incontro tra due comunità, separate dall’oceano Atlantico, ma unite dall’amore per la libertà e la democrazia.
Idealmente l’incontro di oggi rappresenta per me una pietra importante per costruire non più muri, ma ponti.
Ponti di dialogo e di solidarietà fra popoli, culture e identità diverse nel nome dei valori della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza dei diritti di tutti gli esseri umani.
A vent’anni di distanza una generazione cede il testimone alla successiva, in un mondo fortemente mutato, dove tutto è globale e nulla è distante, ma dove forte è il rischio di miopi chiusure e di egoistici arroccamenti.
Sentirsi “gemellati” con il mondo è la sfida di questa generazione senza confini, generazione dalle potenzialità enormi e dalla sensibilità straordinaria.
A loro il compito di infondere nuovo vigore alle speranze di quanti lottano oggi per l’affermazione dei diritti, per la libertà e per la pace, a loro saper dare nuova sostanza alle parole, nuovi orizzonti agli ideali, nella consapevolezza che ognuno di noi è chiamato a scrivere la sua parte di storia, lavorando sempre affinchè “la forza del diritto” prevalga sul “diritto della forza” e affinchè il rispetto per la dignità della persona e lo spirito di fraternità prendano il posto dei sentimenti di odio e paura che, troppo spesso, hanno drammaticamente caratterizzato questa nostra difficile epoca, come idealmente hanno fatto due uomini: Salvador Allende con il testamento dettato sotto le bombe a La Moneda e oggi il presidente americano Barack Obama con le mirabili parole pronunciate all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Vivano dunque nei nostri cuori e nella nostra azione i principi e i valori inscritti nella Dichiarazione universale dei Diritti fondamentali dell’uomo e con l’esempio di Claudina Nunez costruiamo un nuovo mondo possibile oltre le infamie e le tragedie che hanno segnato il Novecento nel Vecchio come nel Nuovo Continente.
|
|
|