| 13/11/2009 |
| |
Onorevole Presidente,
Autorità civili, militari e religiose,
Gentili ospiti,
Cari colleghi,
Nel rivolgere a tutti i presenti l’indirizzo di saluto dell’Assemblea Legislativa della Liguria desidero innanzitutto esprimere i sentimenti di profondo rispetto istituzionale, nostro e dell’intera comunità regionale al Presidente della Camera dei Deputati, Onorevole Gianfranco Fini, gradito ospite in occasione della Seduta solenne di questo Consiglio, in previsione del quarantesimo anniversario della nascita delle Regioni.
Nell’esprimerLe dunque il ringraziamento unanime di questa Assemblea, per avere voluto accogliere il nostro invito, Le porgo Signor Presidente il benvenuto in quest’aula, luogo di democrazia, spazio di libera dialettica, dove il confronto delle idee appassionato, a volte anche aspro, è e deve essere sempre espressione della comune volontà di rispondere al meglio ai bisogni, alle aspettative, alle speranze dei cittadini.
Poco meno di quarant’anni fa, il Consiglio regionale divenne Istanza di una rappresentanza nata da una evoluzione socio-economica e istituzionale chiamata a concorrere, nella leale collaborazione con le altre Istituzioni democratiche, a dare risposte ad antiche domande e inedite questioni.
Un moderno regionalismo di ispirazione federalista è divenuto oggi una vera e propria chiave di volta per il governo della complessità sociale e lo sviluppo dei territori. Di questo credo, dobbiamo tutti avere piena consapevolezza; la quale presuppone coerenza nelle scelte, sia da parte di chi ricopre funzioni nazionali come da parte di chi esercita funzioni regionali o locali.
Per la sua storia secolare tale coscienza è ben radicata nella terra di Liguria, porta d’Europa sul Mediterraneo e sul mondo, come è scritto nel nostro Statuto, nell’era della globalizzazione e dell’interdipendenza, con il suo portato di opportunità, le sue inquietudini e le sue criticità.
Questa maturità politico-istituzionale, pur tra differenze storiche e politiche evidenti, ritengo tuttavia accomuni oggi la generalità delle Regioni italiane, auspicate con forza già da Carlo Cattaneo, vagheggiate dal grande meridionalista Gaetano Salvemini, teorizzate da Don Luigi Sturzo, oggetto di un serrato confronto tra i Padri Costituenti, e approdate infine alla dignità costituzionale oltre sessant’anni fa.
Ma rimaste tuttavia in predicato per decenni, a causa dell’implicita inerzia di una politica poco incline a riconoscere la portata, decisamente innovativa, del principio di autogoverno del sistema delle “autonomie”.
Nascevano così, solo, nel 1970 le Regioni a Statuto ordinario.
Da allora esse hanno operato nel quadro delle normative statali e costituzionali con un ruolo crescente, soffrendo non di rado le incertezze di un riparto di competenze non sempre chiaro, tra spinte di tipo federalista a volte esasperate ed estreme, e resistenze conservatrici e neocentralistiche mai del tutto sopite.
Oggi che la “pari ordinazione” tra Stato, Regioni ed Enti locali, come sancito dall’articolo 114 della Costituzione, è principio cardine del nostro ordinamento e il Diritto comunitario è sempre più cogente per gli Stati dell’Unione europea, ancora più forte e netta ci appare la strada verso un “federalismo” incentrato sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sull’unità della nazione, nell’ambito di quello che possiamo definire il “neo-costituzionalismo” sovrannazionale europeo.
I fili che intrecciano la trama e l’ordito dei diritti e dei doveri affermati nella nostra Carta fondamentale, unitamente alla sussidiarietà sociale e istituzionale devono costituire i punti cardinali dell’azione politica e amministrativa di tutte le componenti la Repubblica, soprattutto in vista del necessario completamento di una riforma istituzionale e costituzionale, oggettivamente non più procrastinabile, che consenta di coniugare le esigenze della rappresentanza con quelle della governabilità.
Esigenze proprie delle società moderne e delle democrazie più avanzate, dentro un limpido e armonico bilanciamento tra i diversi poteri e nel doveroso rispetto dell’autonomia e indipendenza di ciascuno di essi.
“Il superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto, la riduzione conseguente del numero dei parlamentari, la ridefinizione equilibrata dei rapporti tra potere esecutivo e potere legislativo non sono bandiera dell'uno oppure dell'altro schieramento politico”.
Sono parole del nostro illustre ospite, il Presidente Fini, parole che condividiamo profondamente così come non possiamo non condividere il suo auspicio e quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i quali chiedono che nel metter mano a questa riforma, tanto delicata quanto necessaria, prevalga un nuovo spirito costituente, del confronto e della condivisione, rispetto alla logica miope delle contrapposizioni pregiudiziali, degli interessi particolaristici o localistici che sembrano purtroppo animare spesso la politica poco lungimirante del presente.
E’ auspicabile dunque una riforma di ampio respiro, capace di assicurare al nostro Paese un assetto equilibrato e stabile, risorse e strumenti adeguati atti a promuovere l’autogoverno delle comunità regionali e locali e il processo di sviluppo di una casa europea che, seppur faticosamente, ci auguriamo possa consolidarsi con la recente ratifica del trattato di Lisbona.
Poiché, come Ella Signor Presidente ha più volte riaffermato, l’Unione europea non è in antitesi al sentimento di appartenenza nazionale, ma ne è il complemento: memori delle tragedie e dei regimi totalitari che hanno segnato e insanguinato il novecento, di cui la caduta del muro di Berlino è divenuto emblematico spartiacque.
Si chiama Europa, infatti, la nuova prospettiva in cui inscrivere i fenomeni del nostro tempo.
Quello sovranazionale e non le piccole Patrie, ne siamo convinti, è il paradigma su cui declinare soluzioni unitarie per problemi che hanno da tempo perduto il carattere circoscritto agli “Stati Nazione”, come li abbiamo conosciuti nei secoli scorsi.
Si tratti di sicurezza o di economia, di migrazioni o di ambiente la scala è quella europea, se non planetaria, e l’Italia, che di questa Europa è orgogliosamente paese fondatore, deve fare la sua parte.
D’altronde, anche ogni futura cittadinanza che contenga in se gli elementari principi di uno stato di diritto e l’universalità dei diritti civili e sociali, non può prescindere da una vera volontà di incontro, coesistenza e integrazione tra culture diverse nell’ambito europeo.
In questo contesto avvertiamo il dovere di fermare la spirale di una conflittualità politica esasperata oltre ogni limite, poiché è tempo di tornare ad un sereno e forte spirito comunitario e di servizio, ad un’etica della responsabilità e ad una sobrietà dell’agire politico e istituzionale, fatto di reciproco rispetto tra poteri e tra persone.
Un’etica della responsabilità che chiama in causa in primo luogo la politica e chi ricopre cariche istituzionali che devono ispirarsi sempre al massimo rigore e alla più limpida trasparenza.
Ma insieme chiama in causa l’intera classe dirigente del Paese in senso lato, dai poteri pubblici al mondo dell’economia e della finanza, della cultura e dell’informazione.
Onorevole Presidente,
Gentili ospiti
Cari colleghi
Celebrare un anniversario è sempre fare un bilancio.
E’ così anche per le Istituzioni.
Nel breve volgere di poco più di un anno due ricorrenze storiche avranno gli onori di solenni celebrazioni: il quarantennale delle Regioni e il 150° anniversario dell'Unità d’Italia.
Un evento quest’ultimo che Genova e la Liguria sentono fortemente come radice della propria identità, poiché esse, come è noto, annoverano tra i propri figli molti tra i grandi protagonisti del Risorgimento italiano: da Mazzini a Garibaldi, a Goffredo Mameli.
Le idealità patriottiche di riscatto che permearono il Risorgimento sono diventate il cemento dell’identità nazionale, suggellata infine nella lotta di Liberazione che sentiamo quanto mai viva, perché come scrisse Norberto Bobbio, “Ogni futuro avanzamento non sia un passo nel buio e ogni dottrina non si risolva in un vaneggiamento”.
Sarà occasione per ricordare anche il lungo, difficile e complesso cammino delle regioni già all’ordine del giorno del primo governo italiano nel marzo del 1861 quando il Ministro Farini, nel presentare il progetto di legge sulla riforma dell’ordinamento amministrativo dello Stato, scriveva: ”Se vogliamo compiere un’efficace opera di decentramento e dare alla nostra Patria gli istituti che più le si convengono bisogna rispettare le membrature naturali dell'’Italia”.
Ogni ricorrenza è vitale tuttavia solo se è anche un nuovo inizio che consegna al futuro un condensato di valori morali e ideali, senza i quali non si rinnova il senso della “Res-pubblica”.
Questo credo sia anche il significato più profondo che Ella, Signor Presidente, indica nel nuovo patriottismo costituzionale e repubblicano che dobbiamo saper proiettare nel futuro del nostro ordinamento democratico e comunitario, per favorire una nuova convivenza civile che si fondi su un rinnovato patto di cittadinanza.
Questo, credo, sia il compito cui siamo chiamati tutti, ognuno per il proprio ruolo e le proprie competenze.
Ci auguriamo dunque che a distanza di quarant’anni dalla loro nascita si apra per le Regioni italiane, una nuova stagione politica che le veda protagoniste di questo processo riformatore nello spirito di un federalismo cooperativo, che richiama in modo inscindibile responsabilità e solidarietà.
Siamo persuasi infatti che in questo binomio si debba far vivere la recente riforma sul federalismo fiscale ancora in fase di completamento: riforma che non può prescindere dal principio di equità sociale, né dalla salvaguardia della coesione nazionale.
Signor Presidente,
Gentili ospiti
Cari colleghi,
è in questo quadro che conferiamo oggi i premi della seconda edizione della rassegna di studi giuridici in memoria del Professor Fausto Cuocolo: un costituzionalista insigne, un illustre Presidente di questa Assemblea, un uomo delle Istituzioni che indichiamo ad esempio a quelle giovani generazioni, cui si rivolge anche l’ultimo scritto del Presidente Fini.
Onorato di darLe dunque la parola, Signor Presidente della Camera dei Deputati, mi è gradito rinnovarLe i sensi del nostro profondo rispetto e del nostro sincero ringraziamento e farLe dono del sigillo d’argento del Consiglio regionale della Liguria.
|
|
|