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Sigillo d'argento al Prof. Henriquet

 
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10/02/2010

Giorno del Ricordo

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25/11/2009
 
Carissimo Professore Henriquet,
Autorità,
Gentili ospiti,

Ci sono giorni che segnano traguardi importanti, momenti che fissano risultati lungamente attesi per i quali molto si è sperato e lottato.
Oggi è uno di questi.
Poche ore fa, infatti, si è inaugurato in Albaro il terzo hospice di Genova grazie alla tenacia e all’ingegno, di un uomo eccezionale, alla risposta convinta dei suoi volontari, delle Istituzioni, di Enti pubblici e privati e di tanta gente comune.
Essere qui ora , dopo quel taglio del nastro, è un’occasione speciale per manifestare ufficialmente il sentimento riconoscente della comunità ligure nei confronti di una personalità tanto illustre quanto umile, schiva e generosa.
Insignire il professore Franco Henriquet del “Sigillo d’argento” del Consiglio regionale è confermargli pubblicamente la stima e la gratitudine dei tanti concittadini che ne hanno apprezzato le qualità sperimentadone direttamente la competenza, l’impegno e la dedizione.
Questo atto, voluto unanimemente da tutta l’Assemblea è al tempo stesso un “attestato di affetto” sincero, per un uomo e per un medico che non ha abdicato al suo compito scegliendo di “curare l’incurabile”, anche quando la medicina non può più nulla.
“Nella grande calma pomeridiana delle corsie ospedaliere invasa dai dubbi irrisolti e dalle preoccupazioni trattenute - sono parole del professor Henriquet - venticinque anni fa prendeva corpo la consapevolezza “che c’e’ ancora tanto da fare per l’uomo quando non c’e’ più niente da fare per la medicina”.
Questa scelta eticamente e scientificamente innovativa si faceva aiuto concreto, con la nascita della sezione ligure dell’Associazione Gigi Ghirotti, tra le mura di quell’Ospedale in cui il prof. Franco Henriquet operava come anestesista.
Era il 1984, ma già da molti anni egli era stato precursore dell’assistenza domiciliare ai malati e agli anziani.
Alla sua associazione Franco ha dedicato la vita.
Una vita spesa contro l’emarginazione del malato, e insieme, contro l'inutilità e l’umiliazione del dolore che nasce, ancor prima che dalla malattia, dall’indifferenza di una società incline a rifuggire l’idea stessa della morte, come lui stesso ci ha ricordato ancora recentemente.
Quell’ascolto calmo e attento è la prima vittoria sulla sofferenza, la solitudine , la marginalità.
Una strada lunga quella imboccata da questo medico del “corpo e dell’animo”, combattuta nel solco di un cambiamento culturale, formativo e informativo profondo e niente affatto scontato.
Ignoranza, pregiudizi e rassegnazione hanno a lungo osteggiato questo nuovo approccio al tema della sofferenza, insieme alla carenza di formazione specifica, all'assenza di una legislazione adeguata, alla scarsità di risorse e strutture idonee.
E se oggi riteniamo comunemente che l’attenzione per la sofferenza e il sostegno psicologico nelle diverse fasi della malattia costituiscano obiettivi irrinunciabili per una società civile, se alleviare il dolore inutile attraverso terapie specifiche è diventato un diritto della persona malata, molto lo dobbiamo a uomini come Gigi Ghirotti e Franco Henriquet.
In questo nuovo orizzonte, le moderne tecniche antalgiche, associate alla diffusione delle cure palliative e delle terapie del sollievo possono lenire il dolore nella sua dimensione fisica, arricchite dalla sensibilità dell’ascolto, sempre più attento, dei tanti bisogni emozionali, psicologici, sociali, spirituali del malato, tanto più la dove la vita si spegne.
Una simbiosi scientifica e umana, che è via via divenuta generosa solidarietà di donne e uomini volontari della Gigi Ghirotti, che ne fanno per questo una delle associazioni più vive e nobili della nostra regione.
Sono oltre mille le assistenze domiciliari che essa svolge ogni anno.
Un’offerta completa, fatta di medici, infermieri , fisioterapisti, psicologi, e appunto di volontari, che si assumono le piccole grandi incombenze di un quotidiano che la presenza di un malato terminale in famiglia rende particolarmente gravoso.
Ai volontari, molti dei quali qui presenti oggi per condividere con il Professor Henriquet un momento solenne e gioioso, va dunque, l’omaggio riconoscente di tutti noi.
Il modello associativo messo in campo dall'’Associazione Gigi Ghirotti ha fatto scuola in Italia. E oggi da prova quotidiana encomiabile di capacità gestionale e impegno sociale nell’amministrare due strutture d’eccellenza, realizzate - lo dico con una punta di orgoglio - anche grazie al sostegno della Regione Liguria.
Questi sono gli Hospices aperti a Bolzaneto anni fa e quello di Albaro inaugurato oggi.
Sono i luoghi in cui si concretizza un concetto nuovo di accoglienza per le persone colpite da patologie gravi e irreversibili: per quanti si apprestano ad affrontare l’ultimo e più impegnativo viaggio della vita.
Hospice.Tradurre questa parola sarebbe snaturarne l’eco evocativa di ristoro, riposo, accoglienza, quiete.
Includerla nel lessico del nostro tempo non è cedere ad uno snobismo di maniera.
E’ ricollegarsi alla tradizione anglosassone della terapia del sollievo nel ricordo di Cicely Sauders, figura eccezionale di infermiera, assistente sociale, medico e manager in grado di ripensare oltre quarant’anni fa la pratica medica in funzione dei bisogni del malato, dando vita, lei per prima, appunto agli hospices.
Per questo risultato il professor Henriquet si è appellato a tutti: Istituzioni, organismi di natura la più diversa, colleghi e singoli cittadini.
E sono fiero di poter dire che in tutti questi anni il sostegno del Consiglio regionale non gli è mai venuto meno, anche quando un rinvio a giudizio a suo carico per detenzione di sostanze stupefacenti all'’interno delle strutture dell’Associazione ha evidenziato tutti i limiti di una legislazione che necessita ancora di una piena e coerente volontà applicativa.
Credo giusto ricordare anche qui che proprio in quell’occasione il Consiglio regionale si è fatto interprete di una specifica proposta di legge, sollecitata da Franco Henriquet e Piero Randazzo, volta ad agevolare il compito di chi presta assistenza domiciliare ai malati terminali, realizzando un risparmio importante per la sanità pubblica e assicurando al contempo un aiuto concreto alle famiglie gravate dagli oneri, spesso ingenti, che una malattia seria e prolungata comporta.
Caro Franco,
Autorità,
cari amici,


il Sigillo d’argento è massima onorificenza prevista dal Consiglio Regionale della Liguria per coloro che, nei diversi campi della vita civile, sociale, scientifica e culturale abbiano con la propria opera e la propria testimonianza onorato le Istituzioni democratiche, la propria Regione e l’uomo in quanto tale ponendolo al centro e prima di ogni altro interesse.
Consegnarlo al Professor Franco Henriquet significa confermare a Lui e a tutti i suoi collaboratori un impegno morale preciso, significa farsi carico di una eredità grande e preziosa perché possa consolidarsi e svilupparsi nel tempo l’impegno di tutta la nostra comunità verso i più deboli nel momento del massimo bisogno.

 

 
 
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