| 05/02/2010 |
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Signor Rettore,
Signor Preside,
Chiarissimi Professori,
desidero esprimerVi insieme al saluto dell'’Assemblea legislativa della Liguria, il mio sincero apprezzamento per un’iniziativa che ritengo si inserisca perfettamente nel taglio didattico e scientifico della Facoltà di Scienze politiche, da oltre quarant’anni impegnata nello studio di una società sempre più globalizzata.
Le diverse sensibilità culturali dei relatori, presenti a questo tavolo, sono il segno più evidente della rilevanza scientifica di questo appuntamento.
Di questo impegno va reso merito al Magnifico Rettore De Ferrari, come alla Preside della Facoltà di Scienze politiche prof.ssa Falchi, alla quale mi lega un sentimento di sincera amicizia e stima.
Mi è particolarmente gradito quindi sottolineare in questa sede l'’unanime sostegno che l'’Ufficio di Presidenza del Consiglio ha voluto dare a questa iniziativa che tanto si accorda con un tema, la promozione della cultura del diritto, che ha orientato tutto il mio mandato, a partire dalla difesa dei valori della Costituzione ai fondamenti della cittadinanza europea.
Quella stessa costituzione che all'’articolo 2 recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
In quel lontano 1948 in cui entrava in vigore la Costituzione della Repubblica e venivano proclamati dalle Nazioni Unite i Diritti fondamentali dell'’Uomo, si gettavano le basi per una nuova cultura dei diritti capace di superare le miopie dei singoli nazionalismi e i vincoli delle specifiche appartenenze per farsi finalmente universale.
Sessant’anni dopo, il tema dei diritti è più che mai il tema di stringente attualità e la necessità di costruire una coerente cultura del diritto divenuta una delle grandi sfide di inizio millennio .
Concorderete con me che l’ esito di tale sfida non è affatto scontato.
I parametri tradizionali della nostra società scricchiolano di fronte agli assalti della globalizzazione che riversa sulle strade dei paesi più ricchi la disperazione dei tanti in cerca di un futuro migliore lontani dalle regioni martoriati da guerre, miseria e carestie inseguendo il sogno di una emancipazione possibile attraverso il lavoro, lo studio, l’integrazione.
“Il mondo non è più uno soltanto si è moltiplicato nella pluralità dei mondi e quello che insistiamo a chiamare ancora mondo è unicamente l’orizzonte che regola l’articolazione delle diversità”.
Non più una cultura in evoluzione dunque, ma molteplici culture che si incontrano e si scontrano in cerca di un comune terreno di dialogo e di coesistenza.
Una ricchezza mai prima sperimentata su così vasta scala e al tempo stesso una formula potenzialmente esplosiva come a volte i fatti di cronaca sottolineano più o meno drammaticamente.
Universalismo e relativismo culturale, egalitarismo e conservazione della propria identità, diritti delle minoranze e integrazione, coraggiose aperture ed episodi di intolleranza, sono i tanti aspetti pratici, psicologici, culturali e ideologici del quotidiano incontro di popoli e culture sulla terra d’Europa, tornata ad essere vera frontiera della civiltà del nostro tempo sul tema della cittadinanza, dell’integrazione ed i un diritto sopranazionale.
D’altra parte è forte e urgente la necessità di dare una “dimensione politica e democratica” alla globalizzazione economica, che quando è lasciata alla mera logica del mercato anziché avvicinare le distanze tra popoli e continenti rischia di accrescere diseguaglianze e di provocare disastri finanziari come la recente crisi ci ha drammaticamente evidenziato, che spesso diventano alibi per i fondamentalismi e gli integralismi che in nome di una fede religiosa e di una ideologia danno luogo a tragiche spiragli di violenza.
Il problema rispetto ai diritti dell'’uomo – scriveva Norberto Bobbio – non è tanto quello di fondarli quanto quello di proteggerli”.
Oggi a distanza di molti anni dalla stesura della Dichiarazione dei diritti fondamentali dell'’Uomo, la maggior parte di quei diritti è orami accolta dal comune sentimento morale.
Per contro si crede, erroneamente, che il loro esercizio e la loro tutela siano altrettanto semplici e scontati. Non è così.
Essi definiscono il valore e la dignità della persona umana e per tanto devono essere interiorizzati dal singolo e dalla società nel suo complesso come idealità e obblighi morali affinché si possa sviluppare una vera relazione con gli altri. Sappiamo fin troppo bene dalla cronaca che questo non è ancora avvenuto sotto tutti i cieli.
Non solo, questi stessi diritti non sono gli unici diritti possibili, essi rappresentano i diritti dell'’uomo “storico” dalla rivoluzione francese al secondo conflitto mondiale, “sono una sintesi del passato e una ispirazione per l’avvenire”. Sono un’eredità ancora tutta da sviluppare e questo è sicuramente una prospettiva confortante.
Con questa consapevolezza possiamo affrontare come uomini la corresponsabilità di costruire una società interculturale in cui tutti i soggetti sociali, portatori ognuno di memorie storiche e identità culturali ed etniche diverse, siano chiamati ad interagire per una gestione integrata delle proprie e delle altrui differenze.
Mi piace pensare che questa sia la via maestra per la pace e la piena affermazione del principio di uguaglianza e pari dignità di ogni essere umano.
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