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Giorno del Ricordo 2010

 
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10/02/2010

Giorno del Ricordo

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10/02/2010
 
Autorità,
gentili ospiti,
cari ragazzi,

Certo di interpretare anche il sentimento dei rappresentanti dell'A.N.V.G.D. della Liguria, porgo, innanzitutto, il mio più cordiale "benvenuto" alle Autorità che sono venute a testimoniare il rispetto delle Istituzioni per la tragedia Giuliano-Dalmata, ai prestigiosi relatori e ai veri protagonisti di questa commemorazione che, per spirito prima ancora che per legge, sono gli Esuli e le loro famiglie.
Voglio ribadire anche oggi, come ho già avuto modo di sottolineare in passato, che il ricordo odierno è "commemorazione" e non, certamente, celebrazione, poiché non siamo qui a celebrare il fausto giorno di un trattato di pace, ma la ferita al corpo di una nazione e l'amaro destino dei giuliano – dalmati, perseguitati e costretti ad abbandonare le loro terre solo perché italiani.
Non a caso si rinnova il 10 Febbraio, giorno della firma del trattato di Parigi, la tristezza di una data che ha segnato drammaticamente la vita di centinaia di migliaia di connazionali, doppiamente Italiani", per nascita e per scelta, che per decenni sono stati considerati "figli di un Dio minore" anche nella propria Patria.
Per questo dunque, come più volte abbiamo detto, è la rievocazione di una lacerazione dolorosa finalmente riconosciuta, dalle Istituzioni e dalla coscienza civile della comunità nazionale.
Ma come per ogni commemorazione questa ha una senso non solo perché rendiamo il doveroso omaggio alle vittime innocenti civili e militari, di quella che si è configurata come l’ultima pulizia etnica della seconda guerra mondiale e assieme come la prima del dopoguerra.
Ha senso se al tempo stesso il “Giorno del Ricordo” diventa per noi tutti un momento di riflessione su una delle pagine più brutali e offensive della nostra storia recente e ammonimento per quanti hanno troppo a lungo taciuto, negato o peggio giustificato quei crimini contro l’umanità, partecipando a quella che è stata giustamente definita, anche dal Presidente della Repubblica, la “congiura del silenzio”.
Lo dobbiamo alle migliaia di giovani, di donne e uomini civili, ai militari e ai servitori dello Stato appartenenti all’arma dei carabinieri, della finanza e della polizia di Stato, agli appartenenti alle formazioni partigiane delle brigate Osoppo che si opposero all’arbitrio, alla violenza e alla slavizzazione cruenta messa in atto dalle armate titine, con la complicità di gappisti italiani come ha testimoniato tardivamente Giovanni Padoan, commissario politico della Divisione Garibaldi Natisone.
Lo dobbiamo alle centinaia di migliaia di esuli di Fiume, di Pola, di Rovigno e di tante altri paesi della Venezia - Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, costretti a fuggire e a sentirsi per decenni “esuli” nel proprio Paese perché troppi, per una ipocrita e inaccettabile ragion di Stato o per “cattiva coscienza politica”, imposero la rimozione di questa terribile vicenda dalla storia e dalla vita pubblica italiana.
E così l’orribile verità delle foibe, delle connivenze colpevoli, delle vendette sommarie vennero taciute e la memoria storica venne amputata assieme all’integrità del territorio nazionale delle regioni del confine orientale.

Autorità, cari amici,

Le mie parole non intendono omologarsi ai troppo facili discorsi di circostanza dei momenti solenni, ma muovono da una profonda, convinta necessità di una autentica autocritica, per riaprire un discorso di verità in tutta la sua pienezza storica se si vuole davvero che la “memoria” sia finalmente base di una “storia condivisa” di tutta la comunità nazionale e affinché diventi patrimonio identitario di tutti gli italiani.
Per onestà intellettuale infatti non possiamo negare che se “la storia la scrivono i vincitori”, per una memoria condivisa nessuna pagina deve rimanere bianca e ciò in nome di quei diritti umani e naturali che sono preordinati agli Stati e alla politica, che sono stati calpestati e vilipesi nel secolo scorso: perché anche quella tragedia sia di monito per costruire un futuro di pace, di civile convivenza, di rispetto reciproco.
E’ dunque per questo del tutto evidente che nel mio ragionare non vi è alcuna volontà revanscista, che non mi appartiene e che sarebbe peraltro anacronistica, ma vi è la ferma convinzione, però, che la costruzione di una comune Casa europea alla quale aderiscono o potranno aderire Slovenia e Croazia, si deve accompagnare al piena tutela e affermazione dei diritti degli esuli, e delle minoranze dei “rimasti”: popolazione autoctona di quelle terre. Ma ciò presuppone il riconoscimento del diritto al risarcimento morale e materiale ad essi dovuto e l’assoluto rispetto della loro identità culturale, linguistica e patrimoniale.

Cari amici giuliano - dalmati,

già prima, ma via via nel corso di questi anni, durante i quali ho avuto l'onore di presiedere e rappresentare l'Assemblea Legislativa della Liguria, la vostra causa è divenuta anche la mia. Ho imparato a conoscervi, ad apprezzarvi, ad amare la vostra terra che ogni anno ho voluto visitare in pellegrinaggio assieme ai dirigenti dell'A.N.V.G.D. e agli studenti vincitori del concorso bandito dal Consiglio regionale in omaggio al “Martirio dei Giuliani – Dalmati”.
Abbiamo cercato insieme di ritessere quel filo della memoria spezzata.
Un impegno che abbiamo sentito come dovere civico.
Un dovere che ci ha portato, nei giorni scorsi, a promuovere congiuntamente alla Polizia di Stato, al libero Comune di fiume in esilio, alla fondazione del Consiglio regionale e all’A.N.V.G.D., un convegno dedicato alla figura straordinaria dell’ultimo questore di Fiume Giovanni Palatucci, medaglia d’oro alla memoria e dichiarato “Giusto tra le Nazioni” dallo Stato di Israele.
Un momento importante per la rilevanza etica e tragica di una vicenda che lo ha visto protagonista della salvezza di migliaia di ebrei e per questo deportato e morto nel lager di Dachau.
Un momento importante poiché anche questa pagina è parte di un tassello della complessa e tormentata storia di quelle terre, che i liguri sentono particolarmente vicine, come sentono vicini i tanti esuli che in questa città e in questa regione hanno saputo ricostruire una loro vita arricchendo noi tutti con la loro laboriosità, il loro ingegno, la loro umanità.

Autorità, cari amici,

nel corso di questi anni migliaia sono stati gli studenti che hanno partecipato ai concorsi dedicati al “Giorno del Ricordo”, centinaia sono le ragazze e i ragazzi che hanno ripercorso con noi i sentieri e i luoghi della loro tragedia.
Ho visto nei loro occhi, nell’espressione dei loro volti attoniti la stessa commozione e lo stesso sgomento che ho visto negli occhi e sul volto dei giovani in pellegrinaggio alla Risiera di San Sabba, nei lager di Mauthausen e di Auschwitz-Birkenau.
Credo che la loro sensibilità d’animo ci sia di conforto perché senza memoria il loro futuro sarebbe più debole e incerto.
Abbiamo per questo cercato insieme di ritessere il senso della nostra responsabilità dell’oggi, di rappresentanti delle Istituzioni che fondano la loro legittimazione in modo inscindibile, sul libero consenso dei cittadini e su valori fondativi di libertà e di giustizia che non possono essere avulsi dalla verità.
Tutto questo è stato voluto unitariamente da tutto il Consiglio regionale ma è stato possibile per merito in primo luogo dell’Associazione dei Giuliano Dalmati e dei suoi dirigenti genovesi e liguri.
Per merito di uomini di indiscutibile rigore intellettuale ed elevata cultura come Claudio Eva, al quale rivolgo il sincero ringraziamento di tutto il Consiglio regionale, assieme a tanti altri qui presenti o che ci hanno lasciato e ai quali va il nostro commosso pensiero.
Ma in questa circostanza consentitemi di esprimere un sincero attestato di gratitudine in particolare a Giorgio Traverso, che non si è mai risparmiato, prima e dopo l’approvazione della legge da parte dell’Assemblea regionale, affinché venisse riconosciuta pienamente la ragione e la causa dei Giuliano – Dalmati.
Ma prima di ogni altro, a conclusione del mio mandato, voglio esprimere i miei sentimenti di amicizia, di stima e di riconoscenza a Fulvio Mohoratz, per il suo ammirevole e generoso impegno nel tenere vivo il ricordo di quella triste pagina della storia Patria.
Il “ricordo” di una pagina dolorosa del nostro passato che per la tenacia di Fulvio Mohoratz, la sua coerenza e la sua passione resta indelebile nella coscienza di chi come noi lo ha avuto al fianco e guida rigorosa nella ricerca di un percorso di “verità storica”.
A te dunque caro Fulvio, va il riconoscimento dei tuoi corregionali e quello di tutto il Consiglio regionale della Liguria per l’infaticabile impegno che hai profuso nell’affermazione della memoria e dei diritti delle genti di Fiume, della Venezia – Giulia, dell’Istria e della Dalmazia.
Per questo ho l’onore di conferirti il Sigillo d’Argento, massima onorificienza dell’Assemblea legislativa della Liguria.

 

 
 
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