| 25/04/2010 |
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Autorità,
Carissimi amici,
In questa occasione solenne, nel sessantacinquesimo anniversario della Lotta di liberazione nazionale che vide Genova e la Liguria protagoniste di pagine eroiche ed esaltanti; in questa città, teatro della “insurrezione modello” conclusasi con la resa delle armate tedesche al comando del generale Gunther Meinhold; desidero rinnovare il saluto dell'’Assemblea legislativa della Liguria unito a quello del Presidente della Regione Claudio Burlando, che nell'’impossibilità di presenziare personalmente a questa celebrazione, come avrebbe voluto, mi ha pregato di esprimerVi il Suo sincero omaggio e la Sua profonda adesione ai valori che questa celebrazione rinnova.
Proprio qui la Resistenza legittimata da venti mesi di guerra durissima sulle montagne e nelle fabbriche nelle città e nelle campagne, si accredita, quale esperienza fondativa del nuovo corso della vita democratica, paradigma ideale e morale di una ritrovata dignità nazionale.
La nuova classe politica forgiata nella lotta di liberazione diede vita al Patto costituzionale che per la prima volta nella storia dell’Italia affermava il principio di uguaglianza e l’universalità dei diritti senza “ distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni sociali”.
E’ il dettato costituzionale infatti la trasposizione normativa di quelle aspirazioni, di quelle speranze, di quegli ideali, che diventavano nelle mani dei padri costituenti trama equa e sapiente in cui inscrivere i nuovi valori diritti, i nuovi diritti e doveri e propri di una democrazia e di uno Stato di diritto.
E’ quella Carta che Piero Calamandrei invitava a non lasciar cadere vittima dell'’indifferenza e del qualunquismo ma spronava in primo luogo i giovani a mettervi dentro “l’impegno, lo spirito e la volontà di mantenere quelle promesse” a cominciare dall’etica delle proprie responsabilità.
Perché - era il suo monito – “la Costituzione è in parte una realtà ma in parte un programma, un impegno, un lavoro da compiere”.
Quell’impegno lo dobbiamo rinnovare ogni giorno, poiché ogni giorno ognuno di noi è chiamato ad assumere le proprie responsabilità, e oggi più che mai di fronte ai rischi latenti della democrazia rappresentativa e alla crisi economica che mina la coesione sociale.
Carissimi amici,
Per questo non credo vi sia modo migliore per celebrare la Resistenza che viverla quotidianamente, non solo nella sua dimensione storica, ma nella sua eredità più grande, la Costituzione della Repubblica.
Raccogliamo con coraggio e lealtà l’invito del Presidente Giorgio Napolitano ad adempierne il programma che fu dei padri Costituenti, e far vivere nel presente e nel futuro i valori di pace, uguaglianza e libertà che la Resistenza ci ha lasciato in eredità.
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